Napoli Queer Festival: “Il legame con l’universo della politica è molto presente”

di Davide Speranza

«Buongiorno a tutti, tutte e tutt». Giuseppe Affinito ha inaugurato così la mattinata di presentazione del Napoli Queer Festival. Non è un refuso, ovviamente. Quel tutt ha la forza delle rivoluzioni già in atto, contro le quali poteri precostituiti, discriminatori e reazionari non possono fare nulla. I cambiamenti si avviano anche attraverso la trasformazione, o l’allargamento, del linguaggio. Una visione ampia, democratica e molteplice dell’essere, del dirsi e del muoversi. Il Napoli Queer Festival (dal 19 al 24 marzo, in Sala Assoli, nei Quartieri Spagnoli e in altri spazi di Napoli) irrompe sulla scena culturale italiana e lo fa come atto politico tangibile, in dialogo con altri interlocutori della città come il Teatro Nuovo di Napoli, il Quartiere Intelligente e il Centro Studi sul Teatro Napoletano, Meridionale ed Europeo. Immaginando l’orbita disegnata dal movimento queer, vien da pensare alla sommossa del 1969, i moti di Stonewall, ma lì fu una rivoluzione con feriti e arresti innescata (forse qui è la leggenda che parla) da una scarpa tirata in testa ad un poliziotto da una drag queen, dopo l’ennesima incursione degli uomini in divisa corrotti e violenti. L’episodio si consumò allo Stonewall Inn del Greenwich Village. Un locale che decenni dopo sarebbe stato proclamato monumento nazionale dal presidente Barack Obama. Viene anche da riflettere sul motivo di una quasi assenza di antropologia queer come tema pedagogico. Perché non si affronta con sguardo multidisciplinare?

Come ha tenuto a chiarire lo stesso Affinito, il Napoli Queer Festival non darà risposte definitive, non sarà «un’enciclopedia» del mondo queer. Eppure è il passo verso una consapevolezza, una coscienza allargata sul gender fluid, sull’esistenza di visioni non binarie del genere. Una colorata e alternativa proposta che vede in Napoli una sirena/mondo accogliente e nel teatro un centro di integrazione e inclusione. Da Sud a Nord d’Italia qualcosa si muove. Anche a Milano il MiX Festival Internazionale di Cinema LGBTQ+ e Cultura Queer è stato ospitato dal Piccolo Teatro Strehler e dal Piccolo Teatro Studio Melato. Chissà cosa ne penserebbe Pier Vittorio Tondelli. Ma poi Catullo? Wilde? L’arte da sempre esplora l’identità di genere, nel sesso, nella mente, nell’anima. Cinema, spettacolo, musica, installazioni. Napoli Queer Festival sarà prima di tutto una festa.

«Una prima edizione e siamo tutti pront a raccogliere il confronto e la critica di opinione – spiega in Sala Assoli, Giuseppe Affinito, che ricopre il ruolo di curatore artistico – È importante che per chiunque ci sia spazio. La questione degli spazi è molto importante. Non è un mio festival questo, ma una rassegna nella quale spero di poter coinvolgere comunità varie. Significa dare spazio e voce a chi naviga le acque tempestose del queer e si trova di fronte a contrasti e ritrosie. Il presente è queer, il futuro sarà queer. Si può immaginare un nuovo modo di decostruire le relazioni, un nuovo modo di fare comunità, di fare politica e di fare arte. Non sono un attivista, ma l’arte è un grande atto di resistenza, e chi ha attraversato questo teatro negli anni lo ha dimostrato con la forza di un soffio, penso ad Enzo Moscato». Non sarà un attivista, ma nel suo discorso inaugurale il giovane attore fa riferimento spesso al termine “politico”. «Il legame con l’universo della politica è molto presente – continua l’artista – Fare arte è un atto politico. Fino a quando i nostri diritti non saranno uguali ai diritti delle persone etero, ci sarà ancora una questione sul piano sanitario, umanitario, legislativo, di voto. Io non posso scegliere di diventare liberamente padre, di vivermi un matrimonio uguale a quello di altre persone, c’è ancora una lunga strada da fare, questo è un modo di diffondere consapevolezza e sensibilizzare. Ci piacerebbe vivere un tempo in cui tutti sono rispettati, non è così almeno adesso, e allora andiamo avanti».

A sostenere il festival c’è Casa del Contemporaneo, rappresentata in conferenza stampa da Igina Di Napoli, che torna sul concetto di Teatro come luogo di consapevolezza: «Inizia una nuova storia per casa del Contemporaneo e per la compagnia Enzo Moscato – ha detto la direttrice artistica del noto centro di produzione teatrale – È stato Stefano de Stefano del Corriere del Mezzogiorno a ricordami una cosa fondamentale. Questo luogo ha sempre praticato la logica dell’apertura. È nel suo dna. È nato qui. Annibale, Enzo, sono nati qui, siamo cresciuti insieme. Ci viene spontaneo e naturale. L’arte è un luogo, e il teatro è un’arte, che non può esimersi dal vedere e raccontare la realtà. Tutti quelli che ce la trasmettono al passato, la guardano al passato, fanno parte del passato. La realtà è colorata. Da Molière e Shakespeare, ci dimentichiamo di autori che hanno raccontato i risvolti della realtà nella sua differenza. La tradizione culturale e del teatro è avere lo sguardo lungo, guardare da tutte le angolazioni. Il teatro è inclusivo, fin dalla tragedia greca».

Tanti performer: Mariano Gallo, in arte PriscillaMassimo Andrei; le Nina’s Drag Queen, mitico gruppo di attori e danzatori nato all’interno del Teatro Ringhiera di Milano; l’attivista, performer e ricercatrice Ilenia Caleo; Silvia Calderoni, performer attiva nella compagnia Motus; mentre la danza internazionale sarà rappresentata da IgorXMoreno, NZIRIA, artista e dj queer di origini napoletane, natə e cresciutə a Ravenna.

Si parte con un’ouverture di Mariano Gallo, in arte Priscilla, famosa drag queen italiana e presentatrice della versione italiana di Drag Race. Ma il cartellone è trasverale. 2 mostre, una fotografica di Fabio Schiattarella, intitolata Out of The Cage_Beyond the Queerness e un’installazione artistica di Dario Biancullo, Agrifuturismo Trans Vesuvian Counseling. La stand up comedy di Simonetta Musitano, la proiezione di 3 film (Patagonia di Simone Bozzelli; Mater Natura di Massimo Andrei; Le favolose di Roberta Torre). In particolare Le Favolose sarà introdotto dal focus I favolosi anni ’80 – tracce e storie del movimento di liberazione omosessuale, a cura di Francesca Saturnino (giornalista de “Il Manifesto”) con Antonia Iaia, Nicole De Leo (attrici del film Le Favolose) e Irene Serini (regista e attrice dello spettacolo Abracadabra – Incantesimi di Mario Mieli [#studio4]). 5 eventi performativi, con artisti del panorama nazionale e internazionale: Nina’s Radio Night delle Nina’s Drag Queen, l’attivista, performer e ricercatrice, Ilenia Caleo; la danza-canzone nel CONCERTO, della compagnia di danza internazionale Igor x Moreno. E ancora Irene Serini porta a Napoli Abracadabra – Incantesimi di Mario Mieli [#studio4], il concerto di NZIRIA, artista e dj queer di origini napoletane.

Sarà proposto anche un laboratorio di drammaturgia a cura di Domenico Ingenito, dal titolo Playlist – Musica da camera. «La questione queer che si sta muovendo è una delle poche che sia riuscita a creare una comunità politica e un discorso politico – ha detto il performer, drammaturgo e studioso campano – Tra le cose che vorrò condividere c’è l’esperienza culturale. All’interno della tematica queer, ci sono stati lottatori e lottatrici che hanno fatto molto perché avessimo il privilegio si poterne parlare. La mia dedica va a figure fondamentali, Copi, Nino Gennaro, Sarah Kane, Caryl Churchill, figure che con varia natura hanno reso possibile questo. Vorrei condividere le loro parole con i ragazzi del laboratorio. Credo che la questione della drammaturgia queer riguardi il tema del desiderio. Intorno a ciò che desideriamo si muove spesso una forma di omofobia, transfobia interiorizzata, o qualcosa che ci spaventa e ci fa paura. Penso che l’amore sia un discorso più possibile. Ma quello intorno al desiderio resta un discorso pericoloso».

La settimana di eventi sarà costellata di serate danzanti e dj-set. In Sala Assoli: Serata Spaccatacchi delle Nina’s dj-set; COCOMERO, dj-set di Silvia Calderoni; e il dj-set Zum-Zum Queer. Mentre nella serata di sabato si festeggerà al Quartiere Intelligente con È queer la festa?, che ospiterà i dj-set di Nziria e Benedetto Sicca.

Per il programma completo è possibile collegarsi al link https://napoliqueer.it/

Potente il messaggio lanciato da Mariano Gallo, emblematica è la sua storia. Ventitré anni fa presentava i personaggi drag a Napoli, la sua città. Erano i tempi in cui lo definivano femmenella, travestito. È andato via. Adesso è tornato per costruire una nuova stagione, un tempo nuovo. «Credo fortemente nel potere politico dell’arte, un vero artista deve prendere una posizione, altrimenti sei un intrattenitore – dice il creativo, in arte Priscilla – Soprattutto in questo momento storico. Io ho deciso di tornare per investire tempo, energia e passione proprio qui, nella città dove ho iniziato. Non mi sono arreso e ho fatto bene. Se abbiamo questo tipo di manifestazioni vuol dire che Napoli è inclusiva e che alcuni atteggiamenti vanno soltanto corretti. Quando si parla di cultura queer, si pensa subito a “gay”. Non è così, è vastissima e non abbraccia solo l’identità di genere e sessuale, ma una cultura a 360 gradi».

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