Venezia 76, giorno 10: la Sicilia di Franco Maresco è sempre quella di una volta

Nel 2017, a 25 anni dalle stragi di Capaci e via D’Amelio, Franco Maresco decide di realizzare un nuovo film. Per farlo, trova impulso in un suo recente lavoro dedicato a Letizia Battaglia, la fotografa ottantenne che con i suoi scatti ha raccontato le guerre di mafia, definita dal New York Times una delle “undici donne che hanno segnato il nostro tempo”. A Letizia, Maresco sente il bisogno di affiancare una figura proveniente dall’altra parte della barricata: Ciccio Mira, già protagonista nel 2014 di Belluscone. Una storia siciliana. “Mitico” organizzatore di feste di piazza. Nei pochi anni che separano i due film Mira sembra cambiato, forse cerca un riscatto, come uomo e come manager, al punto da organizzare un singolare evento allo ZEN di Palermo, “I neomelodici per Falcone e Borsellino”. Eppure le sue parole tradiscono ancora una certa nostalgia per “la mafia di una volta”. Intanto, visitando le celebrazioni dei martiri dell’antimafia, il disincanto di Maresco si confronta con la passione di Battaglia [sinossi].

Si è chiuso oggi il Concorso veneziano con la proiezione di Waiting for the barbarians di Ciro GuerraLa mafia non è più quella di una volta di Maresco, accolto questa volta nella competizione principale dopo la partecipazione di Belluscone, film splendido e sinistro, nella sezione “Orizzonti” (con tanto di premio per la regia). Lo ZEN è uno dei quartieri in cui vive relegato il sottoproletariato palermitano, zona residenziale costruita negli anni ’60 su progetto dell’architetto Vittorio Gregotti, la cui realizzazione è stata recentemente criticata da Massimiliano Fuksas, che ha spinto la sua polemica fino all’estremo proponendo la demolizione dell’intera area. Ed è proprio lo ZEN il cuore del nuovo lavoro del siciliano Maresco, che si accompagna in questo inferno grottesco insieme a due figure antitetiche come quelle di Ciccio Mira e Letizia Battaglia, disegnando una realtà ruvida e tutt’altro che allineata, che non vuole sentir parlare né di mafia, né di giudici (tutti “sbirri”) né tantomeno di eroi.

La descrizione da parte di Maresco del “mondo a parte” dello ZEN (acronimo di Zona Espansione Nord), perfetta rappresentazione di quello che viene definito in maniera sprezzante “popolino”, porta con sé una condanna senz’appello di un mondo omertoso e indifferente, che rifiuta qualsiasi sentimento di gratitudine e riconoscenza nei confronti di due figure idolatrate dal resto del Paese, e che per gli intervistati appaiono come degli inutili e fastidiosi ingombri. Si tratta di un sentimento che sembra coinvolgere tutte le persone interpellate, nessuna esclusa, portando quindi la stessa Letizia Battaglia a dubitare della selezione operata dall’amico regista. Disilluso e sarcastico, Maresco non pare nutrire alcuna speranza di redenzione da parte dei suoi concittadini e si diverte a provocare, in varie occasioni, l’indomita fiducia della grande fotografa. La mafia non è più quella di una volta è dunque un film politicamente scorrettissimo il che, sia chiaro, è uno dei suoi punti di forza: ne escono infatti demolite, tra l’altro, la retorica antimafia e l’ipocrisia delle passerelle politiche che si tengono ogni anno in date fisse mentre nel resto dell’anno il quartiere è vittima dell’oblio e dell’abbandono come se – esso sì – fosse condannato a rimanere sempre quello di una volta.

Risultati immagini per la mafia non è più quella di una voltaC’è però qualcosa di stridente in talune scelte operate dal regista: durante questo singolare viaggio, come nel film precedente, ci vengono presentati artisti squattrinati e ridicoli, formose ballerine di danze del ventre, produttori analfabeti, e un vasto campionario dei soliti improbabili freak che popolano il mondo di Maresco fin dai tempi di “Cinico TV”. Tra essi, come in Belluscone, non possono mancare i cantanti neomelodici tra cui Cristian Miscel, pupillo di Ciccio Mira. Ed è proprio questo corpulento e stonatissimo performer, che afferma di essere stato in coma e di aver visto le apparizioni di Falcone e Borsellino, uno dei punti dolenti de La mafia non è più quella di una volta. Nel corso della visione si scoprirà infatti che, a differenza di tutti gli altri pseudoartisti invitati da Mira per la festa, Miscel è un disabile psichico che viene quindi esibito da Maresco davanti alla macchina da presa per essere deriso dal pubblico che assiste, inevitabilmente divertito, alle domande sulla mafia fattegli dal regista.

Risultati immagini per la mafia non è più quella di una voltaNon sappiamo (e, a nostro avviso, poco importa) se vi sia stato o meno un consenso dei familiari per l’utilizzo del ragazzo ma la scelta di inserirlo in scena a più riprese appare in ogni caso come qualcosa di inaccettabile, che mette in cattiva luce un’opera che alterna sprazzi geniali a momenti irritanti, un forte spirito corrosivo a parentesi irrisolte. Il lavoro di Maresco è senz’altro spumeggiante e, complice anche l’ignaro Mira, La mafia non è più quella di una volta abbonda di momenti gustosi e divertenti. Tuttavia, ancor più che nel film precedente, il riso finisce per morire in bocca quasi subito per lasciare il posto a un’amara e desolata riflessione sull’impossibilità di instillare, in una certa parte di popolazione, la fiducia nei confronti dello Stato, che da quelle parti è quasi sempre andato a braccetto con la mafia.

Risultati immagini per la mafia non è più quella di una voltaC’è inoltre da dire che, nella sua forma attuale, La mafia non è più quella di una volta non è quale lo avrebbe voluto il suo autore. In particolare, la costruzione del segmento finale che tira in ballo la famiglia Mattarella, come è noto originaria di Palermo, è frutto di alcuni dissapori tra il regista e la RAI, che hanno costretto Maresco a operare una serie di tagli. Infatti, in alcune dichiarazioni poi lasciate fuori dal final cut presentato al Lido, Ciccio Mira descriveva la figura di Bernardo Mattarella, padre dell’attuale Presidente della Repubblica, come “uomo d’onore” che godeva del favore (e del voto) della gran parte della cittadinanza del capoluogo siciliano. Questa censura lascia a dir poco stupefatti e profondamente dispiaciuti, soprattutto se si ricorda che anche nella serie televisiva Il Capo dei Capi veniva adombrata una collusione tra Mattarella senior e Cosa Nostra. In ogni caso, sulla questione esiste una vasta letteratura e una verità giuridica, che ciascuno può essere libero di far propria o rifiutare. Per quel che ci riguarda, c’è da dire che i tagli vengono a interrompere bruscamente un episodio che così com’è appare effettivamente monco, ambiguo e stridente, depotenziato di buona parte della carica eversiva e iconoclasta che lo caratterizzava. A conti fatti, comunque, sebbene controverso e discutibile (o forse proprio per questo), La mafia non è più quella di una volta è l’ennesima dimostrazione del talento di uno dei pochi cineasti eretici e non riconciliati del cinema italiano.

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