Venezia 76, giorno 4: tripudio per il magnifico “Joker” di Todd Phillips

Image result for joker filmC’era grande attesa qui al Lido per Joker di Todd Phillips, lo spin-off sul grande antagonista di Batman, l’eroe della DC Comics, nato nel 1939 a opera di Bob Kane e Bill Finger. Un’attesa che è stata ben ripagata perché Joker (nelle sale italiane dal 3 ottobre) è un film straordinario e si pone come serio candidato per la vittoria del Leone d’oro, anche grazie alla prova superlativa di un Joaquin Phoenix in stato di grazia. L’attore di San Juan incarna Arthur Fleck, un uomo mentalmente instabile, che lavora come pagliaccio presso un’agenzia, e sogna di diventare un comico televisivo a imitazione del suo idolo Murray Franklin, interpretato da un redivivo Robert De Niro. Arthur divide il suo squallido appartamento con sua madre malata, anch’essa in preda al delirio, e percorre in lungo e in largo le strade fuligginose dell’inospitale Gotham City in pieni anni ’80, una metropoli pestilenziale resa ancora più invivibile da uno sciopero della società di raccolta dei rifiuti che ha lasciato la città sommersa dai sacchetti e invasa dai ratti.

Image result for joker filmLa malattia di Arthur, che si palesa tra l’altro con improvvise e incontrollabili esplosioni di risa, unita alla gracilità di un corpo scheletrico, rende l’uomo facile preda della violenza e dello scherno dei suoi simili in una situazione che appare ormai fuori controllo. Gotham City è ormai divisa tra una minoranza di abbienti, tra cui Bruce Wayne, futuro uomo-pipistrello che diventerà il nemico giurato di Joker, e una maggioranza di outsider dei quali Arthur si troverà presto a diventare il simbolo, in una lenta escalation che la sceneggiatura tratteggia con grande precisione. Todd Phillips e il suo co-sceneggiatore Scott Silver esplorano la complessità di uno dei villain per eccellenza dei fumetti (e poi del cinema) indagandone e portandone alla luce tutta la complessità e facendone una sorta di eroe del riscatto sociale e morale dei diseredati. Personaggio da sempre affascinante, Joker ha avuto almeno due incarnazioni memorabili: quella di Jack Nicholson nel Batman di Tim Burton (1989) e quella di Heath Ledger nello splendido Il cavaliere oscuro di Christopher Nolan (2008), due performance straordinarie alle quali va senz’altro aggiunta quella gigantesca di Phoenix. Per quanto in maniera diversa – questa è una delle migliori intuizioni dello script – Batman e Joker sono entrambi il prodotto di uno o più eventi traumatici, tutt’e due tesi a riequilibrare le ingiustizie e l’iniquità del mondo.

Image result for joker filmLa sceneggiatura, come detto, descrive la progressiva ascensione di Arthur verso il regno del Male sebbene agli autori non sta tanto a cuore la volontà di rintracciare le origini della malvagità di un personaggio quanto piuttosto l’indagine sul modo in cui una società disfunzionale partorisce o crea il reprobo, le scaturigini della nascita di tutti i “joker” che affollano un mondo sempre più amleticamente “fuor di squadra”. In questo senso, appare inevitabile il contatto e l’incontro tra il protagonista eponimo e il mondo della televisione che, soprattutto nell’epoca in cui il film è ambientato, rappresenta lo spettacolo di massa per eccellenza, il mezzo che esercita la più grande influenza sulle persone, nel suo porsi come principale veicolo di trasmissione dei valori, stabilendo cosa sia moralmente e socialmente accettabile e cosa esporre al pubblico ludibrio.

Image result for joker film madreMolti a questo punto appaiono i riferimenti del film, che in alcuni momenti si presenta come una sorta di frutto tardivo dell’estetica e della narrazione degli anni a cavallo tra la fine degli anni ’70 e l’inizio degli anni ’80: dal Travis Bickle di Taxi Driver, ansioso di ripulire la fetida New York dei bassifondi, al dominio del “quinto potere”, il network dell’omonimo film di Costa-Gavras fino ad arrivare al fondamentale e sottovalutato Re per una notte di Martin Scorsese, in cui lo stesso Robert De Niro indossa i panni di un outsider in cerca dell’attenzione di un divo televisivo, interpretato da Jerry Lewis. Come il protagonista del film di Phillips, anche Rupert Pupkin potrà avere il suo momento di gloria, a favore di telecamera, solo compiendo un gesto estremo, preferendo essere “re per una notte, piuttosto che buffone per sempre”, come recita la battuta finale del suo monologo recitato in televisione.

Image result for joker film de niroArthur/Joker è quindi un prodotto della società tossica rappresentata da Gotham City, vittima dell’alienazione e incapace di qualsiasi empatia, impossibilitata a comprendere che c’è qualcuno che vorrebbe solo farla ridere ma al quale viene preferito lo spettacolo finto, addomesticato e rassicurante dell’imbonitore televisivo di turno. Joker appare dunque come la rappresentazione di una società che, incapace di contatto umano, è solo in cerca di modelli, spesso deteriori, da imitare passando dall’apatia al delirio, dalla sottomissione alla violenza in un’emulazione in cui il gesto ribelle non è altro che l’ubbidienza cieca all’impeto del momento. D’altro canto, non sembra restare molto altro in un sistema in cui la distruzione del welfare si accompagna con ipocrite feste di beneficenza dove il clou del divertimento è ancora una volta vedere Charlot che, in un’indimenticabile sequenza di Tempi moderni, danza bendato sui pattini rasentando l’orlo del precipizio. Il pubblico di coloro che sono seduti dalla parte giusta applaude divertito e ignaro alla vista del più sublime tra i clown, condannato a essere buffone per sempre.

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