Venezia 77, giorno 10. La coppia RezzaMastrella al Lido con l’anarchico ‘Samp’

Visualizza immagine di origineIeri alle “Giornate degli Autori” è stato presentato Samp, diretto da Antonio Rezza e Flavia Mastrella. Bisognarebbe forse aggiungere che si tratta del “nuovo film” del famoso duo, noto soprattutto per la sua attività teatrale, ma sarebbe una definizione impropria e persino, per certi aspetti, risibile. Infatti,  lo spettatore che si imbattesse in questo UFO, in questo oggetto filmico ed estetico diseguale e misterioso, l’unica opera italiana veramente indipendente di tutta la Mostra, proverebbe un senso di straniamento nel vedere in scena (pardon, davanti allo schermo) uno scatenato Antonio Rezza visibilmente più giovane. Samp è, infatti, un progetto che risale addirittura a vent’anni fa, concepito nel 2001 e abbandonato dai due registi nel momento in cui, come ha spiegato Rezza al termine della proiezione ufficiale, “avevamo capito che il cinema era morto, almeno quello indipendente in cui crediamo noi“.

Visualizza immagine di origineCosì i due artisti, salvo una breve sortita con il documentario Milano, via Padova, realizzato nel 2016, hanno deciso di dedicarsi esclusivamente alla loro passione principale, il teatro. La scelta si è poi rivelata estremamente lungimirante non solo perché ormai RezzaMastrella è un vero e proprioo marchio di qualità per quanto riguarda il palcoscenico ma anche in virtù del Leone d’oro alla carriera per il Teatro, vinto dalla coppia nel 2o18. In ogni caso, va specificato che Samp non è la prima sortita dietro la macchina da presa per Antonio e Flavia, che in precedenza avevano già diretto anche Confusus (1993), Escoriandoli (1996) e Delitto sul Po (2001), prima di decidere di dedicare il nuovo millennio esclusivamente al teatro. Samp, presentato come “Evento Speciale”, è la storia (ammesso che si possa parlare di “storia”) di un killer impegnato a uccidere le tradizioni. Il film è stato girato in massima parte in Puglia e “si ispira – è ancora Rezza a precisarlo – alla figura di un possible San Paolo, che alla fine non appare mai“. Nell’idea iniziale, infatti, poi non realizzata, a un certo punto doveva apparire anche la figura del famoso autore delle Lettere del Nuovo Testamento.

Visualizza immagine di origineNel film, Samp, pistola alla mano (che è in realtà una sorta di oggetto idraulico) viene incaricato da un presidente di uccidere i custodi della tradizione, rappresentati dai vecchi del paese, e deve anche eliminare tutti i soggetti della società considerati nocivi: amici del cuore, boy scout, precari, disoccupati. Detto questo, appare tuttavia del tutto inutile e superfluo provare a mettere insieme una “trama”, una sinossi di un film che trae invece la sua forza dalla follia anarchica, iconoclasta e dissacrante che lo percorre dall’inizio alla fine. Samp uccide la madre e vorrebbe aver ucciso il padre, succhia il seno di una donna poco dopo il primo delitto rivelando immediatamente la sua volontà di rigettare qualsiasi progenitura, proprio come i due artisti che respingono orgogliosamente qualsiasi volontà di classificazione, di filiazione artistica.

Presentando il loro film, infatti, la curatrice Gaia Furrer ha riferito un aneddoto: un critico straniero, non conoscendo i due artisti, le ha chiesto a cosa assomigliasse il loro cinema. La verità – ha risposto Furrer – è che RezzaMastrella sono un oggetto inafferrabile, inclassificabile, il loro cinema non somiglia a quello di nessun altro. Per quanto ci sia senz’altro del vero in questa affermazione, a voler comunque cercare un modello è impossibile non pensare a Carmelo Bene, per quanto il regista pugliese dava spazio soprattutto alle timbriche vocali mentre Rezza mette soprattutto al centro della scena il suo corpo snodabile e funambolico. Samp è quindi guidato da una forza primigenia, che però non cerca la provocazione fine a se stessa limitandosi (se così si può dire) a fare ciò che è richiesto all’arte: scuotere, scompaginare le carte, cercare il percorso meno battuto e scontato.

RezzaMastrella puntano su una messinscena naïf, per quanto – è inutile nasconderlo, al netto di ogni romanticismo e radicalismo – la loro scelta sia solo in parte politica perché dettata purtroppo anche da una povertà di mezzi dei quali i due artisti riescono solo in parte a far tesoro. Non si può negare, infatti, che un supporto economico anche minimo, pur nel pieno rispetto della loro vocazione all’autarchia produttiva, sarebbe stato senz’altro d’aiuto, soprattutto per una migliore cura degli aspetti sonori di un film in cui l’audio è di scarsa qualità. D’altronde, Antonio Rezza, pur rivendicando giustamente la propria libertà espressiva (memorabile il suo intervento a fine proiezione), ci ha tenuto a sottolineare come il cinema indipendente necessiterebbe di maggiore supporto e come la settima arte sia troppo spesso vittima di “produttori che somigliano a dei commercialisti mentre io vorrei che il nostro lavoro fosse giudicato in base alla qualità“.

Nell’accostarsi a Samp, che speriamo possa farsi largo nelle maglie sempre strettissime della distribuzione, lo spettatore deve prepararsi al fatto che si troverà davanti un’opera sbilenca, scombiccherata, certamente non priva di difetti e della quale si avverte tutta la travagliata lavorazione ma che resta, tuttavia, una boccata d’ossigeno rispetto all’omologazione di un cinema italiano sempre più asfittico, standardizzato e privo di slancio. Samp è quindi la chiave d’accesso a un territorio poco abitato eppure lussureggiante di vita, magari ridondante ed estremo ma puro, incontaminato, fecondo, geniale.

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