Cannes 2019, giorno 2: arriva il potente “Les Misérables”, opera prima di Ladj Ly

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Nella giornata in cui è stata conferita la “Carrosse d’Or’, il premio alla carriera, a John Carpenter con proiezione mattutina di uno dei suoi classici, La cosa, il Concorso ha visto passare altri due titoli: il bellissimo Les Misérables, diretto dal francese di origine maliana Ladj Ly, e Bacurau del brasiliano Kléber Mendonça Filho (che, mentre scriviamo, non abbiamo ancora visto), in corsa per la Palma d’oro anche nel 2016 con il bellissimo AquariusLes Misérables è una delle due opere prime inserite in concorso dai selezionatori sebbene il regista sia attivo dal 1997 e abbia in realtà realizzato vari cortometraggi, reportage televisivi e documentari, tra cui 365 Jours à Clichy Montfermeil, ambientato nello stesso quartiere in cui si svolgono le vicende di questa sua prima incursione nel cinema di finzione. Si tratta di Montfermeil, sito nel dipartimento di Seine-Saint-Denis, in piena banlieue parigina, e il film racconta una (poco) normale giornata di lavoro di tre poliziotti dell’Anticrimine: il violento Chris, il nero Gwada, e Stéphane, appena arrivato da Cherbourg e che mal sopporta i metodi poco ortodossi e sostanzialmente illegali con cui i suoi nuovi colleghi mantengono l’ordine tralasciando i diritti civili.

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Il film si apre con un’immagine degli Champs-Elysées in festa per la vittoria della Francia nei campionati mondiali di calcio, momento che sembrerebbe unire tutta la nazione, senza differenze di classe, età, colore della pelle. La folla in tripudio lascia però presto il posto a questo “mondo a parte”, raccontato dal regista con grande efficacia: difficile accorgersi che siamo nella stessa città che abbiamo visto nell’incipit: a Montfermeil gli abitanti sono quasi tutti di colore, originari di almento trenta Paesi diversi, e uno straniero che capitasse là per caso potrebbe pensare di essere piombato in qualche nazione africana. Persino il francese che esce dalle bocche degli abitanti del posto è diverso da quello ufficiale: molti utilizzano il verlan, cioè una lingua inventata che consiste nel pronunciare le parole al contrario (e infatti “verlan” si pronuncia esattamente al contrario di l’envers). Come naturale conseguenza, la vita rappresentata nel film è l’esatto rovescio di quella che si svolge nei vari arrondissements della capitale transalpina: a Montfermeil i “Bacqueux”, cioè i poliziotti, sono in guerra con tutto il quartiere, e lo spazio è suddiviso, e spesso conteso, tra i “microbi”, cioè i ragazzini, i Gitani (una comunità di zingari che gestiscono uno scalcinato circo), e i Fratelli musulmani, e dove vige la legge del più forte con una giustizia che viene talvolta amministrata da un personaggio che si è guadagnato il significato nomignolo di “Maire”, cioè sindaco, punto di riferimento persino per i poliziotti.

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I poliziotti stessi si adoperano per non turbare troppo quest’ordine precario, e utilizzano gli abitanti del luogo come informatori, chiudendo un occhio (e talvolta tutt’e due) sui traffici che tengono in piedi un’economia quasi completamente basata su una morale e una legge alternative rispetto al mondo “di sopra”. Per sfuggire la noia, i piccoli del quartiere trascorrono il tempo giocando a fare scivolare i propri corpi all’interno di una piccola discarica o improvvisando una piscina gonfiabile in cui fare il bagno. Quando il piccolo Issa ruba un cucciolo di leone appartenente al circo degli zingari, la situazione finisce fuori controllo e scoppia una vera e propria guerriglia urbana.

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Les Misérables, il cui titolo prende spunto in maniera fin troppo dichiarata dal capolavoro di Victor Hugo, esplicitamente citato in uno dei dialoghi e in una didascalia conclusiva, è un esordio potente nel quale Ly racconta senza fronzoli e manicheismi un luogo che conosce molto bene e che, come precisato sopra, è stato oggetto di altri suoi lavori. Quando la violenza inizia a scatenarsi, lo spettatore è accompagnato in un vero e proprio viaggio al termine della notte in cui al regista non interessa schierarsi per l’una o l’altra parte, bensì mostrare il risultato e la miscela esplosiva che si genera in luoghi abbandonati dallo Stato e privi di qualsiasi forma di supporto sociale. Era il 2005 quando tutto il mondo fu inondato dalle immagini degli scontri nella periferia parigina che videro protagonisti alcuni giovani cittadini della Repubblica francese che l’allora Ministro dell’Interno Nicolas Sarkozy definì con disprezzo “feccia”. Ly riesce a trarre profitto da tutti gli attori, sia professionisti che non professionisti, e a descrivere non soltanto una giornata di ordinaria follia ma anche a definire con precisione i contorni geografici ed etici del luogo rappresentato. Insomma, per chi scrive Les Misérables è la prima bella sorpresa del Concorso.

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