I bisnonni di Dylan Dog – sesta parte

Il mondo degli indagatori dell’occulto, già collocato in una labile zona di confine tra giallo e ghost story, merita una sezione ancora più sfumata in cui l’elemento di finzione e quello diaristico si alimentano l’uno dell’altro, per originare storie nate “sul campo”. Sono gli scritti di quegli autori coinvolti personalmente nella materia immateriale della magia, tutti provenienti dall’ordine ermetico di Mac Gregor Mathers, la Golden Dawn.

Nella litigiosa società londinese dominata da scissioni e schieramenti avversi germogliano personalità insofferenti all’ombra dell’Ipsissimus, pronte a seguire altre vie culminanti nella fondazione di branche autonome. Alcuni di questi esuli estendono la propria attività in ambito letterario, lasciando ampie produzioni di saggistica, narrativa e poesia in opere figlie di un vissuto speso tra studi e pratiche occulte. L’esercizio dell’immaginazione rivolto a ottenere effetti magici rende questi operatori particolarmente visionari, è naturale, perciò, che la prosa diventi la prosecuzione di un percorso di analisi e scoperta, adattandolo alle regole della finzione letteraria. Il risultato dà forma a personaggi che arricchiscono il genere poliziesco-sovrannaturale, rappresentando in forma di novella una perfetta sintesi di fantasia ed esperienza. Simon Iff di Aleister Crowley ne è un esempio calzante.

La genesi dell’eroe, apparso in una serie di racconti dell’inizio ‘900, deve la sua origine alla profonda cultura mistica dell’autore nonché alla spinta dei problemi economici che lo affliggevano. Il primo ciclo di racconti, infatti, nasce nel 1916, come tentativo di Crowley di rimediare a una rovinosa bancarotta che aveva messo in ginocchio le sue finanze.
In seguito a una permanenza al Cairo, dove entra contatto con l’entità spirituale Aiwass tramite la moglie Rose Edith Kelly, Crowley fonda il culto di Thelema e il nuovo ordine Argenteum Astrum. Numerosi viaggi lo portano successivamente in giro per l’Europa scrivendo testi teatrali e poesie, nel frattempo il suo cospicuo patrimonio familiare si assottiglia, costringendolo a ricorrere ad aiuti e donazioni di amici e discepoli.

Approdato in America sempre immerso con lo spirito in un mondo misterico, ma schiavo suo malgrado di quello più terreno e prosaico, il Gran Mago utilizzerà la propria capacità immaginativa per creare una figura di dottore-investigatore pubblicata sulle pagine della rivista newyorkese The International. Da Big game, uscito sul numero 9 del settembre ’17, fino a Ineligible del febbraio ’18 si susseguono i primi casi di Simon Iff, firmati da Crowley con lo pseudonimo Edward Kelley, un omaggio all’alchimista inglese collaboratore del mago elisabettiano John Dee.
Elementi distintivi della serie, molto lontana dagli stereotipi della letteratura popolare, sono l’età avanzata del protagonista, lo stile sofisticato e ironico dell’autore e la limitata presenza dell’elemento occulto, sostituito dall’anomalo modus operandi del dottore ispirato dalle filosofie ermetiche e la psicologia del profondo. Inoltre, la ricchezza di riferimenti che intesse le pagine ne fa un compendio della preparazione Crowleyana, che veicola teorie e pensieri forse impegnativi per il lettore più superficiale.

Simon Iff ci appare un colto ottantenne, eccentrico, pieno di vigore e dotato di grande considerazione sociale, nella cui figura si può riconoscere una proiezione idealizzata del proprio creatore (all’epoca quarantaduenne), fuso ai tratti del buddista Allan Bennet, suo mentore. Il campo disciplinare del detective è vasto, abbracciando aree dalla medicina allo yoga alle filosofie orientali, ma quel che conta nel metodo di Iff per sciogliere casi irrisolvibili è il porre l’accento sulla forma-pensiero dei protagonisti, uno scandaglio che gli permette di far luce nelle situazioni dove la logica convenzionale non basta. Del proprio creatore Iff conserva l’erudizione, l’istrionica stravaganza, il gusto nell’andare controcorrente oltre a un fondo di allure britannico che affiora nei confronti dei popoli non occidentali. Non ci sono creature fantastiche, vampiri o licantropi nei suoi casi, i mostri provengono tutti dalle profondità dell’animo umano, che, coerentemente alle convinzioni esoteriche di Crowley, è il liquido amniotico in cui si forma e cresce ogni presenza “altra”. Ai primi sei racconti raccolti nell’antologia di The Scrutinies of Simon Iff, ambientata in Francia e Inghilterra, seguono altri “gialli psichici” collocati negli USA (le 12 storie della serie Simon Iff in America), completate dai 4 racconti di Simon Iff Abroad (a sfondo africano) e i conclusivi 2 di Simon Iff, Psychoanalyst.

Oltre questa sequenza di storie brevi, il personaggio compare inoltre nel romanzo Moonchild, scritto nel ‘17, in cui è affiancato da un giovane comprimario, Cyril Grey, all’interno di una vicenda dai risvolti satirici, imperniata sulla lotta tra due fazioni magiche antagoniste. Il gotha degli occultisti britannici comprendente il patriarca MacGregor Mathers, Arthur Edward Waite e la teosofa Annie Besant, viene sbeffeggiato con la rappresentazione degli stessi nel ruolo di maghi neri, mentre dietro le vesti di Cyril Grey si nasconde un’altra incarnazione dello stesso Crowley. Elementi di questa storia, poi, faranno da spunto nel 2009 al comic Century di Alan Moore, dove il Magus appare sotto lo pseudonimo di Oliver Haddo, direttamente derivato dalle pagine di Somerset Maugham.
Per un gustoso scherzo del destino, il romanzo Moonchild viene pubblicato nel ’29 dalla casa editrice britannica Mandrake press. Mai nome poteva essere più appropriato.

 

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