“Senza risposte non c’è dialogo”, la mostra di Maurizio Di Martino e Antonio Conte al Wespace di Napoli

Nell’ambito della rassegna “Gli artisti non hanno segreti”, WESPACE, a Napoli (in Vico del Vasto a Chiaja 52 via dei Mille) ospita, dal 28 febbraio al 14 marzo, l’esposizione delle opere di Antonio Conte e Maurizio Di Martino. “Senza risposte non c’è dialogo”, un viaggio da fermi tra visioni introspettive e dialoghi impossibili. Inaugurazione prevista per il 28 febbraio alle ore 18,00.

Rivista Milena ha già incontrato Maurizio Di Martino (Maudi) in un’intervista pubblicata sul sito il 6 aprile 2016. Il pittore che si ispira al De anima di Aristotele, per questa nuova esperienza sembra voler andare alla ricerca di un percorso “risolutorio”, del resto in linea con la sua stessa filosofia di fondo (“la necessità di realizzare forme che non traggano in inganno”). Come lui stesso avverte nel seguente testo di presentazione riservato a questa “doppia” personale.

“Solo con la presenza di risposte (definitive o provvisorie che siano) è possibile dialogare. La necessità di porsi domande è indissolubilmente legata al bisogno di risposte. Tra questa necessità e quel bisogno esiste un tempo di attesa. Le opere presentate sono il risultato di una ricerca personale di uno spazio narrativo all’interno di queste attese. Rivolgendo l’animo alla ricerca introspettiva e all’osservazione del mondo interiore è possibile trovare nuove risposte, giuste o sbagliate che siano. La vita dell’uomo è segnata inesorabilmente dall’attesa di qualcosa. Continuamente. C’è sempre qualcosa da raccontare: fermarsi ad osservare e a sentire ciò che succede in questi piccoli percorsi diventa una scoperta continua, che fa a pugni con un’epoca in cui tutto scorre sempre più velocemente. Nell’Attesa di risposte diventa necessario un allontanamento provvisorio, tramite un distacco verticale, per cercare una visione più ampia, tra forme tentacolari, palloncini rossi, sigarette infinite e paesaggi visionari. Un rimbalzo solitario che permette di catturare altro direttamente dal Caos e decodificarlo in eventuali risposte da aggiungere al proprio bagaglio personale. Ma è sempre e solo grazie all’osservatore, entrando in contatto con i miei lavori, che rimane viva la possibilità di aprire uno spiraglio comunicativo indissolubile e pieno di strade, fatte di scambi e condivisioni, creando così un dialogo.”

Ecco che una complessa, quanto annunciata, intenzione di affrontare i rischi di ambiguità improprie – un conto è l’inganno, un conto il fraintendimento, altro è invece la convivenza di più significati precisi all’interno della stessa opera creativa, l’ambiguità letteraria -, senza smarrire l’obiettivo primario, diventa il tratto distintivo di quella che assume i toni di una responsabilità artistica.

Antonio Conte, invece, detta la sua traccia iniziale attraverso due brani musicali, uno degli Afterhours, Quello che non c’è, e un altro dei C.S.I., A tratti, e due citazioni che probabilmente richiamano un significato del restante, di un corpo materiale e immaginario residuale, reduce da un’esperienza che Conte intravede in un’ampia metafora dello spostamento.

“Il mio modo vigliacco di restare sperando che ci sia”

“Non fare di me un idolo mi brucerò”

“Una mostra concepita come un album, un racconto destrutturato, un viaggio da fermi, per la prima volta dopo tanto tempo, alla scoperta della parte più intima, quella nascosta, quella che fa paura. Come un piccolo uccello azzurro nel cuore. Gli artisti hanno segreti come tutti, nascosti come lettere rubate al supermercato per un tozzo di pane e un briciolo di notorietà. Gli artisti non hanno segreti, agli occhi degli altri si mostrano fragili tra certezze e speranze. Un viaggio, questa mia mostra, alla scoperta di questi segreti tra passato e futuro , tra un’innocenza perduta e una cercata. Tra guardiani della casa a protezione del mio personale focolare, nudo, cercherò le domande giuste, che le risposte siamo tutti bravi a darle. Una maschera per dire chi siamo, arriverà poi il momento di togliere anche quella. Oggi fa ancora troppa paura. Una mostra, una tappa, un punto fermo. Porterò con me tutto quello che sono stato per non perdere pezzi lungo la strada: una valigia piccola piccola, un paio di scarpe, un pennarello, una domanda senza risposte.”

Apparenti contraddizioni, un corpo a corpo tra due artisti che hanno deciso di misurare alcuni elementi emblematici. Il senso dello spostamento, la definizione, la tensione tra la domanda e la risposta.

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