“Goodbye Dragon Inn” di Tsai Ming-Liang: sulla morte del cinema in sala

Goodbye, Dragon Inn di Tsai Ming-Liang
è il più grande film sulla morte del cinema degli ultimi 100 anni

Enrico Ghezzi

Risultati immagini per goodbye dragon inn tsaiAncora una volta, come già nei suoi film precedenti (il bellissimo esordio Rebels of the Neon God, ma anche Vive l’amour e The Hole) e nel successivo, meraviglioso e necessariamente terminale Stray dogs, film col quale ha annunciato il suo ritiro dal cinema (anche se fortunatamente il grande regista taiwanese continua a mettere in campo operazioni fuori dalle classiche dinamiche produttive e distributive, ultimo l’ultimo The Desert, affascinante esperimento di Virtual Reality), Tsai ci parla di corpi alla deriva. Questa volta però il regista sembra dirci che è il cinema stesso ad essere corpo esanime, putrefatto, non più rianimabile.

Risultati immagini per goodbye dragon inn tsaiGoodbye, Dragon Inn (Bu san, 2003), film mai distribuito in Italia, è ambientato in una vecchia sala cinematografica fatiscente della periferia di Taipei nel giorno del suo ultimo spettacolo, prima della definitiva chiusura. Dragon Inn è il titolo del vecchio film (1967), un classico del wuxiapian (film di cappa e spada), che viene proiettato in una sala vuota, con i pochissimi avventori che si aggirano tra i sedili, più simili a fantasmi che a veri spettatori. Come dirà infatti il proiezionista ad uno degli spettatori, in uno dei rarissimi dialoghi del film: “Questo cinema è infestato”.

Risultati immagini per goodbye dragon inn tsaiEd è infatti un film di revenants, di morti viventi, Goodbye, Dragon Inn, come mostra la sequenza in cui due degli attori del film proiettato, Shih Chun e Miao Tien, ormai vecchi, guardano se stessi in azione sullo schermo e il loro corpo di celluloide, che si agita veloce nelle sequenze del film proiettato, assume quasi maggiore verità e consistenza del loro corpo attuale, ridotto ad essere nient’altro che un’ombra silenziosa e di cui, come commentano amaramente, “nessuno ormai si ricorda più”.

Nel famoso film di Giuseppe Tornatore, Nuovo Cinema Paradiso, per sancire la morte del cinema in sala il regista siciliano ci mostrava la demolizione della vecchia sala di paese, con tanto di afflizione generale. A Tsai è sufficiente mostrarci un neon fulminato che non riesce più ad accendersi e lampeggia per tutta la durata del film, il passo claudicante della bigliettaia zoppa alla vana ricerca del proiezionista, il corridoio allagato della sala di proiezione. Come in tutti i film di questo maestro del cinema mondiale, l’acqua è un elemento imprescindibile della scabra messinscena: la sua presenza scandisce il passare del tempo, il suo fluire inesorabile, la sua inarrestabile corsa verso canali di scolo dentro i quali non esiste più alcuna visione.

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